Pizza Margherita: Oltre il Mito della Regina e di Raffaele Esposito
Siamo abituati a sentirla raccontare da tempo la storia dell’amatissima Pizza Margherita proprio come una favola: è il 1889, la Regina Margherita di Savoia è a Napoli e il pizzaiolo Raffaele Esposito, per omaggiarla, inventa una pizza con i colori della bandiera italiana. Pomodoro, mozzarella e basilico. Fine della storia e vissero tutti felici e contenti. Ma le cose sono andate davvero così?
Se scaviamo tra gli archivi e la tradizione napoletana, scopriamo che la Margherita non è nata in un pomeriggio di fine giugno per un capriccio reale, ma era già nel cuore (e nello stomaco) dei napoletani da decenni.
La Storia della Pizza Margherita In Breve: Il “Mito” vs La Realtà
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Il Mito: Raffaele Esposito inventa la Margherita nel 1889 per la Regina.
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La Realtà: La combinazione pomodoro-mozzarella esisteva già dal 1830. Esposito ha avuto il merito di “brandizzare” e dare un nome “regale” al prodotto portandolo a corte.
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Il Sigillo: La famosa lettera di ringraziamento della Real Casa? Molti storici oggi nutrono seri dubbi sulla sua autenticità.
Prima della Regina: La pizza “con le striscioline”
Napoli, metà del XIX secolo. La pizza è il cibo del popolo, venduta per strada, economica e immediata. Già nel 1830, un autore di nome Riccio descriveva una pizza con pomodoro, mozzarisca (mozzarella) e basilico.
Ancora più celebre è la testimonianza di Francesco De Bourcard nel suo libro “Usi e costumi di Napoli” del 1858. De Bourcard descrive perfettamente le tipologie di pizza dell’epoca: cita la marinara (aglio e olio), cita la pizza con i cicinielli (pesciolini) e descrive una pizza dove sulla base di pomodoro vengono disposte “sottili fette di mozzarella” a formare una corona, con sopra qualche foglia di basilico.
Dunque, trent’anni prima della visita dei Savoia, la Margherita era già una realtà quotidiana nei forni di Napoli. Semplicemente, non aveva ancora un nome “nobile”.
Dunque, trent’anni prima della visita dei Savoia, la Margherita era già una realtà quotidiana nei forni di Napoli. Semplicemente, non aveva ancora un nome “nobile”.
Il 1889: Il Colpo di “Marketing” di Raffaele Esposito
Raffaele Esposito, della pizzeria Pietro… e basta così (oggi la celebre Antica Pizzeria Brandi), fu chiamato a Capodimonte perché la Regina voleva assaggiare il cibo del popolo.
Esposito portò tre varianti:
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La “Mastunicola” (strutto, formaggio e basilico).
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La “Marinara” (pomodoro, aglio, olio e origano).
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La “Pomodoro e Mozzarella“.
La Regina scelse la terza. Esposito, da abile uomo d’affari, capì subito il potenziale: chiamò quella pizza “Margherita” in onore della sovrana. Non fu l’inventore della ricetta, ma fu l’inventore del Brand. Da quel momento, quella che era una pizza comune divenne la pizza della nobiltà e, per estensione, d’Italia.

Il Giallo della Lettera di Brandi
Entrando da Brandi a Napoli, si può ammirare una lettera datata 11 giugno 1889 firmata da Camillo Galli, capo dei servizi di tavola della Real Casa, che ringrazia Esposito.
Tuttavia, ricerche storiche recenti condotte da esperti come Zachary Nowak hanno sollevato dubbi: la grafia, i timbri e la carta sembrano non corrispondere ai protocolli ufficiali dei Savoia dell’epoca. C’è chi ipotizza che la lettera sia stata creata “ad hoc” negli anni ’30 dai discendenti di Esposito per rilanciare la pizzeria durante un periodo di crisi.
Vero o falso che sia, quel documento ha contribuito a creare il mito più potente della gastronomia mondiale. E non stiamo esagerando.
Vero o falso che sia, quel documento ha contribuito a creare il mito più potente della gastronomia mondiale. E non stiamo esagerando.
Perché la Pizza Margherita è diventata la Regina delle Pizze?
Oltre al nome, il successo della Margherita risiede nel suo equilibrio perfetto.
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L’acidità del pomodoro.
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La grassezza dolce della mozzarella (o meglio, del fiordilatte).
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La nota aromatica e fresca del basilico.
È una ricetta che rispetta la regola aurea della cucina italiana: pochi ingredienti di altissima qualità che, insieme, creano un sapore superiore alla somma delle parti.
La Pizza Margherita Oggi: Disciplinari e Varianti
Oggi la Margherita è protetta dal disciplinare STG (Specialità Tradizionale Garantita). La vera Margherita napoletana deve avere:
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Pomodori pelati (meglio se San Marzano) schiacciati a mano.
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Mozzarella di Bufala Campana DOP o Fiordilatte dell’Appennino meridionale.
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Olio Extravergine d’Oliva versato a crudo con un movimento a spirale.
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Basilico fresco aggiunto prima o dopo la cottura (su questo i puristi discutono ancora!).

Pizza Margherita – Conclusioni di Vivo di Pizza
Siamo di fronte a un caso magistrale di come la storia e il marketing possano fondersi per creare un’icona. Raffaele Esposito non ha cucinato nulla di nuovo quel giorno, ma ha dato a Napoli e all’Italia un simbolo in cui riconoscersi.
La prossima volta che addenterete una Margherita fumante, ricordatevi che non state mangiando un omaggio ai Savoia, ma un pezzo di storia napoletana che risale a molto prima dei re e delle regine. È la pizza del popolo che ha conquistato il trono.



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